Marzo 15, 2026 15:44

Francesca M. Lo Faro

Writer & Blogger

Aspettando la divina Luce: concerto sinfonico corale al Teatro Massimo Bellini

Nel cuore dell’inverno, quando le giornate cominciano appena ad allungarsi, il Teatro Massimo Bellini ha proposto il concerto sinfonico-corale “Aspettando la divina Luce”. Il Magnificat in re maggiore di Johann Sebastian Bach e la Sinfonia n. 41 “Jupiter” di Wolfgang Amadeus Mozart sono stati abbinati in un dialogo che attraversa epoche e visioni del mondo.
Sul podio la direttrice d’orchestra Jera Petriček. Solisti della serata: Alina Tkachuk e Ylenia Iasalvatore (soprani), Polina Shamaeva (mezzosoprano), Christian Collia (tenore), Ugo Guagliardo (basso), affiancati dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Massimo Bellini, preparato da Luigi Petrozziello.
Il titolo del concerto, particolarmente pertinente all’inizio di febbraio, trova una forte coerenza simbolica, liturgica e psicologica. Febbraio è infatti un mese di soglia: l’inverno non è ancora concluso, ma la luce comincia impercettibilmente ad allungarsi. In questo senso il titolo dialoga naturalmente con il calendario. A ciò si aggiunge un evidente riferimento liturgico: nei primi giorni di febbraio cade la Candelora (il 2), tradizionalmente legata al simbolo della luce che illumina le genti.
Dopo i mesi invernali, proporre un concerto che mette al centro chiarezza, verticalità e tensione verso l’alto appare dunque particolarmente significativo e, da un punto di vista filosofico, il percorso può essere letto come un passaggio dal buio alla luce, legato simbolicamente al risveglio della coscienza, alla rinascita spirituale e al trionfo dell’ordine sul caos.
Il programma ha accostato un grande brano corale sacro, espressione del fervore liturgico bachiano, a una sinfonia “laica” che celebra l’intelligenza umana e la razionalità. Bach e Mozart, separati da pochi decenni, sono stati posti l’uno accanto all’altro come in un dialogo ideale: Bach rappresenta la luce attesa, interiore e divina; Mozart una luce più chiara, aperta, quasi primaverile, fondata sulla fiducia nella razionalità.
Sul piano esecutivo, il Magnificat è apparso talvolta penalizzato da equilibri non sempre pienamente trasparenti tra coro e orchestra, nonostante la solida formazione accademica della direttrice, maturata soprattutto in ambito corale. Di tutt’altro segno la lettura della Sinfonia “Jupiter”, dove la direzione ha trovato maggiore nitidezza ed efficacia. L’orchestra è apparsa più compatta e reattiva, restituendo con chiarezza l’architettura del discorso mozartiano.
È stato Mozart a mettere in luce il lato più incisivo della direzione, capace di guidare orchestra, voci e coro attraverso un programma che disegna un arco temporale non solo musicale, ma anche culturale.
Un progetto di tale ambizione richiede esecutori consapevoli e un pubblico disposto all’ascolto. Al Teatro Massimo Bellini queste condizioni si sono pienamente verificate: sala gremita e presenza significativa di giovani spettatori. Segno che la musica sa ancora farsi spazio quando riesce a parlare con chiarezza e a restituire un orizzonte di senso.

Foto di Lorenzo Davide Sgroi

in questo articolo

condividi

CONTATTI

REDAZIONE

redazione@sikelian.it

PUBBLICITÀ

amministrazione@sikelian.it

ABOUT US