Marzo 16, 2026 09:07

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Simona Giurato

Writer & Blogger

Antisemitismo e antisionismo possono essere considerati sinonimi?

Qualche precisazione sui disegni di Legge di Gasparri e di Del Rio.

Hanno fatto scalpore di recente due disegni di legge, attualmente in discussione, uno proposto dal senatore Maurizio Gasparri (disegno di legge S. 1624) e uno di poco più recente dal senatore Graziano del Rio (disegno di legge 1722).
Entrambe le proposte si pongono l’obiettivo di porre un freno alla crescente ondata di antisemitismo registrata negli ultimi anni; il disegno di legge del Rio, ad esempio, afferma: “Il fenomeno dell’antisemitismo presenta profonde radici plurisecolari e ha subito un incomparabile incremento negli ultimi anni, come emerge con assoluta evidenza dai dati raccolti e analizzati dalle istituzioni a ciò preposte a livello nazionale ed europeo”.
Che dal 7 ottobre 2023 si sia registrato un enorme aumento degli episodi di antisemitismo, è purtroppo cosa che non si può negare; proprio durante l’ultima celebrazione della festa ebraica di Hanukkah nei pressi di Sidney, in Australia, un attentatore ha sparato sulla folla uccidendo circa 15 persone). E’chiaro che episodi come quelli di Sidney e, in generale, ogni forma di odio o discriminazione nei confronti degli ebrei costituiscono atti gravissimi e vanno per questo duramente condannati e puniti.
Ma cosa si intende esattamente con il termine antisemitismo?
I due decreti oggi all’esame in Senato hanno deciso di accogliere la definizione di antisemitismo approvata dall’Alleanza Internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), approvata il 1° giugno 2017.
Secondo l’IHRA: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.
La definizione dell’IHRA si esplica poi in 11 punti, tra i quali ben 6 riguardano esplicitamente lo Stato e il governo di Israele.
Due punti in particolare presentano inoltre evidenti elementi di ambiguità: “Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo” e “Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”.
Le definizioni succitate potrebbero infatti portare a confondere due concetti tra loro profondamente diversi per significato, etimologia e analisi storica: antisemitismo e antisionismo.
Se con il termine antisemitismo si intende un odio indiscriminato nei confronti del popolo ebraico in quanto tale (odio che trovò il suo drammatico apogeo nel progetto di “soluzione finale” e nell’Olocausto), cosa ben diversa è l’antisionismo.
Il sionismo è un movimento nato nel 1897 durante il primo congresso di Basilea, organizzato dal teorico Theodore Herlz: l’obiettivo del movimento era quello di costruire uno stato ebraico in Palestina; nel suo libro “Der Judenstaat”, il teorico aveva prospettato come sola possibile soluzione al problema ebraico “la creazione di una patria sicura” in Israele, perché nella religione ebraica il ritorno a Sion delle comunità, dopo la diaspora, rappresenta un’aspirazione centrale, ribadita nelle preghiere quotidiane.
In base a quanto detto essere in disaccordo con la modalità storica con la quale fu creato nel 1948 lo Stato d’Israele o, ancor di più, esprimere opinioni contrarie alla politica attuata da Israele – in passato o oggi – non può certo essere indice di antisemitismo, ma semmai di posizioni antisioniste.
A semplice titolo esemplificativo le manifestazioni – a torto chiamate pro-Pal – che si sono svolte in tutte le piazze d’Italia a partire dalla fine del settembre scorso contro lo sterminio della popolazione di Gaza, non sono antisemite; o ancora, accostare il genocidio di Gaza al genocidio europeo degli ebrei e di altre popolazioni – un accostamento spesso operato anche da prominenti studiosi ebrei e israeliani – e definirli “due tragedie disumane” non costituisce affatto antisemitismo; né ancora di antisemitismo si può parlare a proposito del processo in corso alla Corte di Giustizia internazionale contro il governo di Israele.
Proprio al fine di evitare confusioni, a causa dell’eccessiva enfasi posta dalla definizione dell’IHRA su temi legati allo stato di Israele, nel 2021 un gruppo di 200 studiosi nei campi della storia dell’Olocausto, degli studi ebraici e degli studi sul Medio Oriente hanno elaborato un’altra definizione del termine antisemitismo.
Con la Dichiarazione di Gerusalemme sull’Antisemitismo (JDA – 2021) si è cercato fornire una guida chiara per identificare e combattere l’antisemitismo, proteggendo al contempo la libertà di parola. “Il nostro scopo è duplice – scrivono i firmatari del documento: (1) rafforzare la lotta all’antisemitismo, chiarendo cos’è e come si manifesta, (2) proteggere lo spazio di un dibattito aperto sulla controversa questione del futuro di Israele/Palestina. Non tutti condividiamo le stesse opinioni politiche e non cerchiamo di promuovere una agenda politica di parte. Stabilire che una visione o un’azione controversa non è antisemita non implica né che la approviamo né che la disapproviamo”.
I due disegni di legge, sia quello proposto da Gasparri che quello di Del Rio, non solo accolgono pienamente la definizione proposta dall’IHRA, ma contengono al loro interno altre possibili criticità.
L’articolo 4 del disegno del Rio dispone – ad esempio – che presso l’organismo di vigilanza di ogni università sia individuato un soggetto preposto all’attività di verifica e monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo, in linea con il codice etico dell’università stessa.
Gasparri addirittura vorrebbe obbligare le università a corsi di cultura israeliana e di familiarizzazione con l’IHRA, grazie ai quali gli studenti impareranno a “contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo”; Gasparri vorrebbe introdurre anche anche elementi sanzionatori e pene severe per chi viola quanto proposto del disegno di legge.
Viene messo così nero su bianco una volta per tutte che l’antisionismo è una forma di antisemitismo, un obiettivo a cui la macchina propagandistica israeliana tiene molto da sempre. Dunque gli esperti insegneranno agli studenti a non criticare Israele e saranno incentivati ad utilizzare la delazione o per meglio dire, sempre dal disegno Gasparri, la “tempestiva segnalazione di atti a carattere razzista o antisemita nell’ambito scolastico e universitario”.
In base a quanto detto, dunque, le due proposte mirano non solo ad allinearsi pienamente alla linea politica attuata dallo stato d’Israele (qualunque essa sia), ma anche a controllare i dibattiti nei luoghi di cultura, impedendo con la censura e la delazione un confronto di idee veramente aperto e libero.
Tutto questo mentre a Gaza l’arrivo delle piogge e dell’inverno costringe i palestinesi, ormai senza casa, a vivere nel fango e Israele, l’unica “democrazia” in Medio Oriente, discute alla Knesset sulla possibilità di approvare la pena di morte per i terroristi.
Circolano sui social le immagini di Itamar e Ben Givir, ministro della sicurezza d’Israele, che si presenta in aula con una spilla dorata a forma di cappio appuntata sul petto.

Foto creata da ChatGBT

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