Spettacoli

“Angeli… in viaggio”: il tempo, la memoria, l’amicizia

Teatro strapieno allo Zo – Centro Culture Contemporanee per “Angeli… in viaggio”, raffinata fusione di danza, parola e musica. Definirlo semplicemente “spettacolo” sarebbe riduttivo: ciò che è andato in scena è stata un’esperienza corale e meditativa nata dal desiderio di ricordare Mariagrazia e Serena — presenze luminose e silenziose, angeli laici che continuano a testimoniare la forza di un’amicizia autentica nata nel mondo della danza.
Gli “angeli” evocati non appartengono all’immaginario religioso tradizionale e non portano messaggi dottrinali: sono piuttosto figure simbolo di quella dimensione interiore a cui spesso l’uomo non riesce ad accedere, imprigionato nella propria chiusura emotiva. Come nel film di Wim Wenders “Così lontano, così vicino”, gli angeli richiamano la necessità di ricostruire legami, di riscoprire spiritualità e prossimità umana, ossia la relazione che nasce dallo stare vicini e dal prendersi cura uni degli altri nella vita di ogni giorno..
Da questa riflessione è nata l’idea progettuale di Daniela Agosta, condivisa con un gruppo di amiche e compagne di percorso — prima fra tutte Sara Sanfilippo, che firma regia e coreografie. Le suggestive musiche, scelte o composte da Renato Ventura, accompagnano e amplificano il racconto corporeo, il cui filo conduttore è il tempo: non il tempo misurabile dell’orologio, ma il kairos, il tempo interiore e qualitativo che invita a vivere pienamente le diverse stagioni dell’esistenza — nascere e morire, ridere e piangere, distruggere e guarire, amare e odiare.
In scena hanno danzato Daniela Agosta, Paola Fiore, Rosaria Garozzo, Caterina Iuduca, Simona Panebianco, Sara Sanfilippo e Patrizia Testaì, con la regia luci di Piero Luca. Un cast affiatato di amiche di lunga data che, attraverso le composizioni coreografiche di Sara Sanfilippo, ha restituito un paesaggio emotivo fatto di empatia, cura, vulnerabilità e desiderio di relazione.
Accanto a loro, la Misticanza Ensemble — Daniela Campione (anche coreografa), Alessandro Pennisi, Carla Privitera e Gaia Vasta — ha intrecciato il proprio linguaggio corporeo con le atmosfere del flamenco. Di particolare fascino il momento danzato sul celebre “Duetto buffo di due gatti”, brano umoristico attribuito a Gioachino Rossini, che ha regalato una parentesi di ironica leggerezza.
Di segno opposto, ma altrettanto coinvolgente, l’intervento della cantante Giulia La Rosa, che — accompagnata dal tamburo e da sonorità di matrice sciamanica — ha offerto una suggestiva visione onirica dell’amore, toccando corde profonde di partecipazione emotiva.

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