Al Teatro Nelson Mandela di Misterbianco è andato in scena in prima nazionale “Figliol Prodigo”, testo autobiografico dello scrittore e drammaturgo statunitense John Patrick Shanley, tradotto in italiano da Penelope Bussolino, con diritti di rappresentazione curati dall’Agenzia Danesi Tolnay. La produzione è del Collettivo Quarta Parete, con il sostegno di Scenario Pubblico e la collaborazione di Ocram Dance Movement e dell’Associazione culturale MeV.
Il titolo richiama la parabola evangelica, ma lo spettacolo non racconta un ritorno. Al centro c’è piuttosto un adolescente che cerca di capire sé stesso. Jim Quinn, interpretato da Anthony Foti, cresce nel Bronx tra anni Cinquanta e Sessanta, in un ambiente difficile, segnato da bocciature, ribellione e insieme da una forte fame di conoscenza. La domanda che attraversa la vicenda è diretta: chi sono io davvero? Accanto a lui si muove Austin Schmitt, interpretato da Amedeo Amoroso, coetaneo privilegiato ma inquieto; il loro rapporto amplia il discorso sull’adolescenza, mostrando due percorsi diversi, entrambi segnati da tensione e ricerca.
La regia di Sergio Campisi costruisce l’impianto dello spettacolo sul confronto tra personaggi e su un lavoro analitico sul testo. Gli interpreti Laura Giordano, Gianmarco Arcadipane e lo stesso Campisi, nel ruolo del preside, definiscono figure che mettono alla prova il protagonista: l’insegnante capace di coglierne le fragilità, il professore che ingaggia un duello dialettico, l’autorità che crede nel suo talento e lo provoca su temi come fede, guerra e responsabilità personale. I riferimenti culturali e filosofici restano funzionali al percorso di formazione del ragazzo.
La scenografia di Amedeo Amoroso utilizza elementi modulari a forma di dado immersi in una nebbia bassa; i ricordi emergono come frammenti quando la memoria li richiama. Suoni e immagini proiettate definiscono gli ambienti senza ricostruzioni realistiche. I disegni degli oggetti, realizzati a mano frame per frame dallo stesso Amoroso, contribuiscono a creare le atmosfere e a scandire i passaggi della memoria.
Le riprese video dello spettacolo e il montaggio di Davide Sgroi danno voce ai protagonisti. Completano la squadra creativa Giuseppe Oriti, aiuto regia; Cecilia Intorre, direttrice di scena; tecnico luci Serena Giuffrida; i costumi di Maria Chiara Paternò e Maria Rosa Judica; le foto di scena di Sofia Motta; la consulenza per il movimento scenico di Ismaele Bonvenga; la comunicazione curata da Salvatore Gabriel Intorre.
“Figliol Prodigo” assume un significato diverso dalla parabola: non il rientro dopo l’errore, ma l’affermazione progressiva di un’identità. È un processo. Il percorso di un ragazzo che tenta di capire chi è.
Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi
