Settembre 12, 2026 03:41

Silvana Raffaele

Writer & Blogger

Al Bellini la regina delle operette: La vedova allegra

È in scena al Teatro Massimo Bellini “La Vedova allegra”. Operetta in tre parti di Victor Léon e Leo Stein. Musica di Franz Lehár. Direttore Roberto Gianola. Regia Alessandro Idonea. Scene e costumi Giacomo Callari. Drammaturgia e coregia Giandomenico Vaccari. Video Leandro Summo
Coreografie Fredy Franzutti. Corpo di ballo Balletto del Sud. Allestimento del Teatro Politeama Greco di Lecce in collaborazione con la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno.
Casta: Hanna Glawari Mihaela Marcu/Francesca Tiburzi, Danilo Danilowitsch Mario Cassi/Michele Patti, Valencienne Jessica Nuccio/Evgeniya Vukkert, Camille de Rossillon Matteo Falcier/van Tanushi, Mirko Zeta Fabrizio Brancaccio/Paolo Ingrasciotta, Njegus Giovanni Calcagno.

A Catania, al Teatro Massimo Bellini, va in scena la regina delle operette, “La vedova allegra” (nell’originale tedesco Die lustige Witwe) che segnò il successo e la ricchezza del suo autore, quel Franz Lehár (1870-1948) compositore austriaco di origine ungherese, conosciuto soprattutto per le sue operette. Dopo aver studiato con il padre, direttore di banda, fu allievo del conservatorio di Praga, divenendo anche lui direttore, per recarsi in seguito a Pola dove alla banda accostò, insieme al poeta Felix Falzari, quella che si rivelerà la sua vocazione: l’operetta e, trasferitosi a Vienna, il valzer, che gli diedero la fama e il guadagno. A questi avrebbe aggiunto anche sonate, poemi sinfonici, marce e danze come il celebre valzer Gold und Silber (Oro e Argento).
È il momento de “La vedova allegra” – tratta da L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac (1861) messa in scena per la prima volta al Teatro di Vienna nel 1905 e due anni dopo a Milano: un grande successo, grazie pure al libretto del giornalista Victor Leon e dello scrittore Leo Rosenstein, meglio noto come Stein (pietra).
L’agiatezza economica gli consentì di fondare una sua casa musicale (Glocken-Verlag) alla quale si dedicò lasciando, nel 1934, la composizione. Trasferitosi in Svizzera nel 1944, per motivi di salute, morì a Zurigo quattro anni dopo.
Ad apertura di sipario ci si sente immersi nell’atmosfera briosa e ludica della Bell’époque parigina tra feste, corteggiamenti, tradimenti, spesso forse più pensati che agiti, lustrini e piume di struzzo.
Il riferimento, però, è all’Austria coeva di Nietzsche, Wagner, Mahler e Richard Strauss; ma anche di Sigmund Freud, Arnold Schönberg e Thomas Mann.
L’Austria è prorompente insieme a tutta la zona danubiana, con le sue melodie spensierate e sentimentali e le sue avanguardie simboliste o pre-espressioniste.
Quell’inizio di secolo che sarebbe esploso con l’Esposizione di Parigi conteneva in sé un misto di idee e di creatività. in cui l’Europa dettava i suoi principi filosofico/politici e la sua estetica in un’atmosfera di leggerezza inconsciamente lontana dai venti di guerra che già si preparavano.
E la “Vedova allegra”, lontana erede del vaudeville, nasceva, con la sua musica travolgente e i suoi dialoghi proprio nel cuore di quell’Europa, nel piccolo Stato immaginario di Pontevedro, nella sua ambasciata a Parigi.
Hanna Glawari, una giovane e ricca vedova pontevedrina è erede dei tantissimi milioni lasciati dal vecchio marito, morto pochi giorni dopo il matrimonio. Giunta a Parigi per divertirsi e forse per cercare un nuovo marito mette nella confusione l’ambasciatore del Pontevedro, Barone Zeta. Un eventuale matrimonio ‘francese’, infatti, farebbe uscire dal paese tanta ricchezza portandolo al tracollo. Urge combinare il matrimonio tra Hanna e l’orgoglioso compatriota conte Danilo, suo antico fidanzato e assiduo frequentatore di “Chez Maxim’s”. Al contempo Valencienne, moglie del Barone Zeta, corteggia Camille de Rossillon mentre altre vicende si moltiplicano
Tra equivoci, intrighi amorosi e il famoso valzer “Tace il labbro”, i due, che in passato si erano amati, si sposeranno dopo varie incomprensioni.
Interessanti le interviste che il cast ci ha rilasciato.
Il regista Alessandro Idonea spiega come insieme a Giandomenico Vaccari e al direttore Roberto Gianola abbiano deciso di introdurre un prologo e un piccolo epilogo per inserire elementi umani e una vena di nostalgia: Hanna e Danilo si ritrovano dopo molti anni e ricordano…il passato corredato dalle varie e raffinate proiezioni.
Gianola ricorda i precedenti spettacoli come a Lecce con lo stesso regista, o a Verona.
Lamenta soltanto che la buca dell’orchestra è molto grande e rende difficile cercare di creare un’atmosfera elegante.
Mihaela Marcu ricorda di aver cantato questa operetta in tre differenti lingue: rumeno, tedesco e italiano a Verona e in altri luoghi. Ogni edizione è differente e interessante. Non è facile l’operetta come pensa il pubblico, anzi è più difficile perché bisogna usare una tecnica adatta al canto parlato-recitativo. L’entrata, ad esempio è difficilissima e si avvicina di più alla tecnica dell’opera.
Anche Mario Cassi sottolinea le difficoltà nell’interpretare il suo ruolo di nobile diplomatico dedito alla gioia, al bello e alle donne. Lavoro difficile anche perché lo ha affrontato solo due volte.
“Con La vedova allegra – dichiara il sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano – abbiamo scelto un titolo che, dietro la brillantezza della commedia musicale, custodisce uno sguardo acuto sulla società europea di inizio Novecento…In un tempo segnato da tensioni e incertezze, riportare in scena questo capolavoro significa riaffermare il valore culturale del sorriso, della grazia e della bellezza condivisa… un’opera che intrattiene, ma al tempo stesso stimola una riflessione sui rapporti tra potere, denaro e sfera emotiva, temi ancora oggi di stringente attualità”.
Una stagione di grande fermento artistico dunque quella in cui Vienna è al centro delle avanguardie europee, in tutte le loro manifestazioni: arti figurative, architettura e musica; è simbolo di un’Europa inquieta fra tradizione formale e tensione verso il nuovo.
Anche con La vedova allegra, Lehár superava i modelli ottocenteschi con una scrittura orchestrale più sofisticata: un affresco musicale capace ancora oggi di sedurre il pubblico e farlo riflettere in questo momento molto grave a livello internazionale.

Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi

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