La cenere vulcanica è protagonista della nuova mostra personale di Nunzio Fisichella, “La voce della cenere”, ospitata dal 7 al 30 agosto 2026 negli spazi dell’ex Convento di Santa Chiara, a Noto.
L’esposizione, curata da Paolo Patanè, direttore del sito UNESCO “Le Città Tardo Barocche del Val di Noto”, sarà inaugurata venerdì 7 agosto alle 18.30, con il patrocinio della Città di Noto – Patrimonio dell’Umanità e dell’assessorato alla Cultura.
Per l’artista catanese il ritorno a Noto non è soltanto un appuntamento espositivo, ma un nuovo capitolo di un rapporto profondo con una città che ha segnato il suo percorso creativo. Il bianco della pietra barocca e la luce che avvolge gli edifici dialogano idealmente con i grandi monocromi della sua pittura, dove la materia diventa racconto.
Fisichella ha costruito negli anni una ricerca originale fondata sull’utilizzo di elementi naturali: sabbia vulcanica, polvere lavica, pietra, lapilli e cenere diventano parte integrante dell’opera, non semplici materiali ma frammenti di memoria. La materia dell’Etna, trasformata attraverso la pittura, perde la sua dimensione puramente fisica e diventa linguaggio artistico.
“L’arte di Fisichella – scrive il curatore Paolo Patanè – si sviluppa lungo un viaggio duplice: nella geografia dei luoghi attraversati e nella storia, dentro un tempo fatto di memoria, identità e trasformazione”. Al centro della mostra c’è proprio la cenere, intesa non come ciò che resta dopo la fine, ma come una sostanza capace di custodire il principio di una nuova vita.
È il paradosso del vulcano: la lava che distrugge è la stessa che, nel tempo, genera nuovi paesaggi e rende fertile la terra. Un concetto che attraversa tutta la produzione dell’artista e che Patanè definisce un “dramma felicissimo”, ovvero la possibilità di ricostruire proprio a partire dalla perdita.
Le opere di Fisichella raccontano così il rapporto tra uomo e natura, tra fragilità e trasformazione. Nei suoi grandi campi cromatici emergono la memoria personale dell’artista, i viaggi, le esperienze vissute e il confronto con culture lontane, dai paesaggi dell’Etna fino agli orizzonti del Tibet.
La notte, momento privilegiato del lavoro dell’artista, diventa uno spazio di ascolto e ricerca: un tempo sospeso nel quale riaffiorano ricordi, immagini e presenze spesso dimenticate. La pittura nasce così dall’incontro tra luce e ombra, tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto.
Nel contesto del Val di Noto, “La voce della cenere” si inserisce in un territorio in cui la pietra, la luce e la stratificazione della memoria hanno costruito nel tempo un linguaggio estetico unico e appare come una riflessione sulla capacità della materia di trasformarsi e generare nuovi significati.
La mostra di Nunzio Fisichella raccoglie proprio questa eredità: nel silenzio della cenere cerca una voce, quella della natura ma anche quella dell’uomo. Una voce che parla di resistenza, cambiamento e della possibilità, sempre presente, di ricominciare.

